Punto di rottura
post pubblicato in
diario, il 28 marzo 2012
Tutto mi aspettavo ieri, tranne di scoprire (o di capire, finalmente) che in questa mia personale 'battaglia' per mia sorella, per farle avere un giorno la vita normale che i miei le hanno impedito di avere, i miei genitori non mi sostengono per niente.
Non solo, dopo avergli urlato la mia rabbia, mio padre ha anche detto che IO sono la testa calda e MIA SORELLA la ragazza educata e seria.
Certo, lei è educata e seria perchè esegue gli ordini di mamma e papà come un cagnolino, io invece penso con la mia testa e mi arrabbio, quando ce n'è bisogno, e per questo sono una stronza.
E sia.
Se stronza devo essere.
Piuttosto che tentare di mantenere un legame con una non-sorella, con due non-genitori, tanto vale fare la stronza che li abbandona al loro destino.
Mio padre che quando parla sembra un libro di filosofia.. e si mette come un professore sulla cattedra. Quando io al suo posto mi vergognerei e starei zitto a rendermi conto di come ho ridotto mia figlia. Un vegetale ha più vitalità. Ma dai! E io non dovrei incazzarmi e urlagli contro?
Se fossi 'educata' e 'seria' come lei no. Ma a me non frega più un cavolo di essere educata e seria, se questo rende la mia vita infelice. Come sta succedendo con mia sorella.
L'hanno rovinata e vogliono continuare a farlo. Che se ne torni a casa sua, la piccolina, che torni a fare la cocca di mamma e papà. Me ne fregherò d'ora in avanti. Lei ha 23 anni e deve capire cosa significa vivere. E fare delle scelte di cui poi bisogna prendersi le responsabilità.
Una volta pensavo che la mia famiglia fosse la migliore del mondo. Poi sono andata via di casa. Ed ho scoperto il mondo, la vita. E me stessa. Finalmente me stessa, senza i lavaggi di cervello di mio padre o l'oppressione di mia madre.
E sono cresciuta, sono finalmente soddisfatta. Perchè mia sorella non può avere questa possibilità? Perchè non collaborano con me e non mi permettono di provare a fare quello che non hanno fatto loro? Essere genitori adesso, quando ormai lei ha 23 anni? Che senso ha?
Dov'erano quando era necessario fare i genitori e non lasciar vivere le proprie figlie nell'anarchia? Libertà e rispetto sono le parole dietro cui si nascondono i miei genitori, mio padre.
Libertà vuol forse dire abbandonare una figlia al proprio destino? Alle sue scelte sbagliate? Senza regole nè doveri? Questa non è libertà, questa è trascuratezza, è paura di avere le palle e la responsabilità di imporsi quando serve, di dare una direttiva e poi lasciar crescere e vivere secondo le proprie aspirazioni, senza riempirle la testa delle loro credenze quando una ragazza della sua età dovrebbe avere le proprie.
Per non parlare di mia mamma, tenera ed affettuosa, ma assente in quanto madre. Non ci ha mai insegnato nulla, se non ad avere paura delle persone e a non sapere nemmeno come si accende una lavatrice. Tanto fa tutto lei....
Ed ecco il risultato di questa equazione: una ragazza infelice, asociale, inesperta ed immatura.
Però, a sentir loro, educata e seria.
Si vabbè. Compratevi un cane da addestrare allora. E poi sono io che sbaglio perchè voglio costringerla a stare qui da me e ad affrontare una vita nuova, lontano dal cordone ombelicale da cui non si è mai staccata, cercando di farle recuperare quelle esperienze che non ha avuto, dandole la compagnia di persone quasi sue coetanee, permettendole di esprimersi, di aprirsi, di provare a costruire sè stessa ed il proprio futuro.
Macchè, questo non gli va bene. Nè a lei, che sta 'più comoda' a casa sua dove le fanno fare quello che vuole e non vuole. E non va bene neanche ai miei genitori, perchè poverina la priviamo della sua libertà e della possibilità di scegliere. Quando le uniche scelte che ha fatto mia sorella, oltre che sbagliate, hanno solo peggiorato la sua situazione.
No no, ma lei è normale!
Cioè, e poi io dovrei comportarmi come un'amica, volerle bene e trattarla da principessa, perchè questo secondo loro vuol dire essere sorelle. No, per me sorelle vuol dire che se mia sorella è in difficoltà io sento il dovere di aiutarla. Di provarci, almeno. O dovrei accettare che sia una persona infelice e schiava dei suoi genitori?
Io non posso accettarlo. Come non posso essere sua amica finchè non saprà cos'è l'amicizia e cosa vuol dire essere una sorella. Comportarsi da sorella.
Non mi racconta mai nulla perchè ha una vita vuota, non mi chiama mai perchè potrebbe disturbarmi, non mi chiede mai come sto, non si preoccupa per me, non mi viene a trovare se non le compro un biglietto forzatamente. Insomma, cosa ha di una sorella una persona così?
A me sembra sempre più una consanguigna con cui non ho nulla in comune, se non il cognome. E se questo non le impedisse di realizzarsi ed essere felice me ne fregherebbe anche poco. Ma non è così. E questo mi fa male.
Specialmente quando mi accordo che sono più ragionevole di quanto non lo siano i miei genitori a 50 e 60 anni.
Ok, scusate lo sfogo, ma ne avevo proprio bisogno.
Mi sento tradita. Dai miei genitori che non mi appoggiano, quando gli ho chiesto soltanto di lasciarmi fare, di lasciarla un pò in pace senza interferire con quello che faccio. E da lei, che l'unica cosa che pensa è fare quello che vuole e cioè cazzeggiare tutto il tempo senza provare nemmeno a realizzare uno dei suoi sogni, se non attraverso un computer dove dietro un nickname inventato pensa di esplorare il mondo.
E in tutto questo, se io mi arrabbio sono la stronza.
Ok, mi sta bene. Il mio ragazzo è rimasto a parlare con mio padre, con calma, per 3 ore ieri sera al telefono. Gli ha detto tutto quello che c'era da dire su mia sorella, con calma, e mio padre un pò replicando, un pò giustificandosi, un pò facendo il cazzo di filosofo però lo ha ascoltato.
Io gli ho urlato contro, lo so ho sbagliato, e non ha sentito una parola di quello che ho detto.
Tanto il risultato non cambia. Sentito o non sentito, farà sempre di testa sua. E la testa dei miei genitori non la posso cambiare, ma spero ancora un poco di riuscire a farlo con mia sorella, che è ancora in tempo.
Mi sento un pesce fuor d'acqua con la mia famiglia. Ormai non condividiamo più quasi nulla, abbiamo visioni talmente diverse della vita, che l'unica cosa che ci può legare ancora è l'affetto.
E io in questo momento, lo ammetto, provo soltanto rabbia e delusione.