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Problemi di coppia
post pubblicato in diario, il 4 maggio 2012


Come posso dopo 7 anni di fidanzamento rischiare di rovinare tutto così, per il mio caratteraccio?

Ormai sono più i giorni in cui lui sta male che quelli in cui stiamo bene e siamo sereni. 

Ed è tutta colpa mia, della mia aggressività. Sono spesso nervosa e reagisco male se solo lui mi dice qualcosa che mi fa girare le scatole. Poi è nulla, ma in quel momento mi fa impazzire. 

Gli rispondo male o gli volto le spalle e me ne vado. 

E magari solo perchè mi ha dato un consiglio su come fare meglio una cosa. 

Assurdo.

Davvero, a volte stento a riconoscermi. Che fine ha fatto la ragazza che sapeva mantenere la calma e non litigava mai con nessuno?

E' vero, tutti cambiamo. Ma io sto peggiorando. 

E solo con lui. La persona che amo di più al mondo. Ed è proprio quella che tratto male e che faccio soffrire, per un capriccio.

So quanto lui faccia per me, so quanto mi ami, eppure tutto questo non mi impedisce di rovinare anche i pochi momenti belli e sereni che abbiamo.

Sto seriamente pensando di rivolgermi ad uno specialista. Ora non so bene chi, ma è una cosa che devo fare, dopo che tutti i miei buoni propositi sono saltati con troppa facilità. 

Non mi controllo, questa è la verità. So che sono altri i motivi per cui sono stressata e tesa, e non è colpa sua, ma guarda caso lui è la mia valvola di sfogo.

Non riesco ad analizzare questo meccanismo che mi spinge a diventare aggressiva nei suoi confronti, perchè prendo di mira lui quando in realtà ce l'ho con qualcun/qualcos'altro?

Non è giusto. 

Sto malissimo, mi sento uno schifo, una stronza che sta rischiando di mandare a monte una relazione solo perchè non è capace di controllarsi. 

Come posso fare del male con così leggerezza ad una persona che amo?

Mi sono chiesta più volte se è davvero così: se davvero lo amo ancora.

E la risposta è SI, lo amo ancora. Non più come una volta, ma lo amo. E sinceramente vorrei renderlo felice, ma quello che riesco a fare è solo farmi odiare e creare litigi e discussioni.

Pensavo di farcela da sola. Promettevo, dopo l'ennesimo litigio,  che non sarebbe più successo. E dopo due giorni di serenità ecco che ricomincio. 

Non posso rischiare che lui diventi infelice e decida che stia meglio senza di me.

Non posso arrivare a tanto prima di fare qualcosa. Ci sono già troppo vicina. 

Mi odierei per questo.

Devo ricorrere ad una soluzione, devo capire perchè faccio così e come smetterla.

Si, devo avere il coraggio di chiedere aiuto. A parole è così facile, ma poi quando mi trovo il numero di telefono di uno psicologo in mano comincio a tremare.

Non esiste rovinare un rapporto costruito in anni di compromessi e sacrifici senza sapere perchè tendo a sabotare da sola la mia felicità.

So solo che sto davvero male e oggi quello psicologo lo devo proprio chiamare.



permalink | inviato da Blue_Eyes il 4/5/2012 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Feelings
post pubblicato in diario, il 24 aprile 2012


Poche cose fanno stare male come non il essere apprezzati dalle persone che amiamo che per le cose buone che facciamo, solo perché ai loro occhi non sembra giusto.

Tanto più se queste persone sono i nostri genitori.





permalink | inviato da Blue_Eyes il 24/4/2012 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Psiche
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2012


Abbiamo mandato lei dallo psicologo, ma mi sa che ne ho bisogno più io. 

Ieri l'ennesima discussione con il mio ragazzo per via di mia sorella, che sta temporaneamente vivendo con noi. 

Volevo solo vivere una giornata normale, senza scenate per problemi o cose che non vanno, invece il malessere c'è ed è profondo. E questa volta è 'suo'. 

Cosa devo fare, scegliere tra mia sorella e il mio ragazzo?

In questa situazione assurda che si è venuta a creare, mi sento un pò come tra l'incudine e il martello. 

Lui ha ragione, ma a lei voglio bene.

Ed è un problema. Più che la sua presenza, forse, sono proprio io che non vado.

Sarà come reagisco, sarà quello che faccio o che non faccio, insomma ogni giorno ne sbaglio una. Vorrei solo che si risolvesse tutto per magia. 

Ma non è così.

Mi sembra tutto pesante, mi sento schiacciata da una responsabilità che un domani potrebbe essere un figlio.. a queste condizioni non so se lo vorrei. 

Forse non sono abbastanza matura, come non lo sono per gestire una ragazza di 23 anni.

Non so più niente, vorrei solo pensare a me stessa ed essere felice. 

Egoismo, forse è questo il punto.

Voler essere spensierata e senza problemi. 

Lo scrivo, lo penso, ma so che in fondo non è quello che ho scelto. E con dei motivi. 

Pertanto proverò ancora una volta a portare avanti questa cosa, sperando di farlo nella maniera giusta.

Chissà, forse tutto questo è sbagliato e non ce ne accorgiamo, come spesso accade quando si tenta di fare del bene.

Lo scoprirò. 





permalink | inviato da Blue_Eyes il 18/4/2012 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Malessere
post pubblicato in diario, il 5 aprile 2012


A volte non basta scusarsi e chiarirsi per stare meglio.

A volte, quando non si condividono idee ed azioni, si va in contrasto. Se non oggi, forse, domani.

Ed ecco che quando tutto sembra andare un pò meglio, quando ti sembra di poter andare avanti e superare le situazioni spiacevoli, queste si ripresentano.

D'altronde a volte è proprio inevitabile. 

Certo, quando accade con persone sconosciute poco importa, facile buttarselo alle spalle. Ma quando si tratta di persone a cui teniamo e vogliamo bene, qualcosa in noi scatta e ci fa sentire inadeguati e ansiosi. O forse è semplicemente quello che accade a me.

Quest'ansia quasi perenne, questo senso di inadeguatezza, questa stanchezza e voglia di fuggire da tutto e da tutti quelli da cui mi sento oppressa.

Questo contrasto sorella-genitori che si è venuto a creare mi procura non poco malessere. Questa responsabilità che mi sono voluta cercare nei confronti di mia sorella, questo continuo comportarmi da genitore più che da sorella amichevole ed affettuosa non fa per me. E' talmente pesante... eppure non voglio mollare; non adesso che comincio a vedere dei risultati. Non adesso che anche LEI ha scelto di condividere questo progetto spontaneamente e coscientemente.

Non ora che l'ho forse illusa di poterle garantire un futuro migliore.

Sono situazioni delicate. Fragili. Importanti. 

A volte vorrei soltanto dirle che le voglio bene ed abbracciarla, o magari scherzare e giocare come facevamo prima. 

Ma è così difficile ormai! Comincio ad immaginare quanti problemi possa causare il tentativo di un genitore di essere tale ed amico del proprio figlio allo stesso tempo.

Ma io in effetti NON SONO un genitore. Solo che nel frattempo non sono più nemmeno SOLO UNA SORELLA. 

In che diavolo di situazione mi sono cacciata? Non lo so, spero che magari cercando il supporto di uno 'specialista' possiamo venirne fuori in qualche modo, da vincitori. Io tornando a fare il mio ruolo di sorella, i miei genitori - forse - il loro, e mia sorella la sua vera vita. 

E anche il mio ragazzo, poverino, che possa ritrovare anche lui la serenità e la libertà che merita di avere.

D'altronde, ci siamo messi noi in questa situazione, e noi dovremo cercare una soluzione per uscirne. 

A volte però mi sento angosciata, sento questo malessere latente che non giustifico, ma mi perseguita e mi impedisce di essere serena come vorrei.

Forse è solo il mio modo sbagliato di affrontare le situazioni problematiche, cosa a cui non sono affatto abituata. 

Forse devo solo imparare a prendermi cura di una persona, forse è solo questo. 

Comunque penso sempre più spesso a quanto questa nostra vita a volte sia schiacciante e vincolante. A come ci faccia allontanare sempre di più da quello che realmente vogliamo essere ed alla vita che vorremmo davvero avere.

E' una lotta fra compromessi con le altre persone, con le esigenze altrui, e le nostre. E' una lotta fra quello che vogliamo fare e quello che dobbiamo fare. 

E' una trappola in cui ci siamo cacciati da soli, e da cui, in fondo, non vogliamo poi così tanto uscire. 

E quindi ci ritroviamo ai pranzi in famiglia in cui sogniamo di essere altrove, ad aiutare una sorella a cui voglio un mondo di bene ma che mi da troppe responsabilità, un fidanzato che adoro ma a cui non riesco ad esprimere tutto il mio amore; un lavoro sicuro da cui vorrei scappare, dei genitori a cui sono molto legata da cui mi sto distaccando. 

E allora sogno. Sogno una vita libera, che posso scegliere io, dove posso davvero rischiare per realizzare me stessa e dove non mi sento in colpa se sacrifico qualcuno. 

Ma forse questa vita bisogna avere il coraggio di volerla davvero. Di difenderla. Di realizzarla.

E io questo coraggio non ce l'ho. Perchè in fondo, tra alti e bassi, la mia vita mi piace anche così. 

Ma non nego che, a volte, non mi dispiacerebbe poter spiare, come in un'altra realtà, un'altra me stessa che vive la vita che desidera davvero.





permalink | inviato da Blue_Eyes il 5/4/2012 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Punto di rottura
post pubblicato in diario, il 28 marzo 2012


Tutto mi aspettavo ieri, tranne di scoprire (o di capire, finalmente) che in questa mia personale 'battaglia' per mia sorella, per farle avere un giorno la vita normale che i miei le hanno impedito di avere, i miei genitori non mi sostengono per niente.

Non solo, dopo avergli urlato la mia rabbia, mio padre ha anche detto che IO sono la testa calda e MIA SORELLA la ragazza educata e seria.

Certo, lei è educata e seria perchè esegue gli ordini di mamma e papà come un cagnolino, io invece penso con la mia testa e mi arrabbio, quando ce n'è bisogno, e per questo sono una stronza.

E sia. 

Se stronza devo essere. 

Piuttosto che tentare di mantenere un legame con una non-sorella, con due non-genitori, tanto vale fare la stronza che li abbandona al loro destino.

Mio padre che quando parla sembra un libro di filosofia.. e si mette come un professore sulla cattedra. Quando io al suo posto mi vergognerei e starei zitto a rendermi conto di come ho ridotto mia figlia. Un vegetale ha più vitalità. Ma dai! E io non dovrei incazzarmi e urlagli contro? 

Se fossi 'educata' e 'seria' come lei no. Ma a me non frega più un cavolo di essere educata e seria, se questo rende la mia vita infelice. Come sta succedendo con mia sorella.

L'hanno rovinata e vogliono continuare a farlo. Che se ne torni a casa sua, la piccolina, che torni a fare la cocca di mamma e papà. Me ne fregherò d'ora in avanti. Lei ha 23 anni e deve capire cosa significa vivere. E fare delle scelte di cui poi bisogna prendersi le responsabilità. 

Una volta pensavo che la mia famiglia fosse la migliore del mondo. Poi sono andata via di casa. Ed ho scoperto il mondo, la vita. E me stessa. Finalmente me stessa, senza i lavaggi di cervello di mio padre o l'oppressione di mia madre.

E sono cresciuta, sono finalmente soddisfatta. Perchè mia sorella non può avere questa possibilità? Perchè non collaborano con me e non mi permettono di provare a fare quello che non hanno fatto loro? Essere genitori adesso, quando ormai lei ha 23 anni? Che senso ha?

Dov'erano quando era necessario fare i genitori e non lasciar vivere le proprie figlie nell'anarchia? Libertà e rispetto sono le parole dietro cui si nascondono i miei genitori, mio padre.

Libertà vuol forse dire abbandonare una figlia al proprio destino? Alle sue scelte sbagliate? Senza regole nè doveri? Questa non è libertà, questa è trascuratezza, è paura di avere le palle e la responsabilità di imporsi quando serve, di dare una direttiva e poi lasciar crescere e vivere secondo le proprie aspirazioni, senza riempirle la testa delle loro credenze quando una ragazza della sua età dovrebbe avere le proprie.

Per non parlare di mia mamma, tenera ed affettuosa, ma assente in quanto madre. Non ci ha mai insegnato nulla, se non ad avere paura delle persone e a non sapere nemmeno come si accende una lavatrice. Tanto fa tutto lei....

Ed ecco il risultato di questa equazione: una ragazza infelice, asociale, inesperta ed immatura.

Però, a sentir loro, educata e seria.

Si vabbè. Compratevi un cane da addestrare allora. E poi sono io che sbaglio perchè voglio costringerla a stare qui da me e ad affrontare una vita nuova, lontano dal cordone ombelicale da cui non si è mai staccata, cercando di farle recuperare quelle esperienze che non ha avuto, dandole la compagnia di persone quasi sue coetanee, permettendole di esprimersi, di aprirsi, di provare a costruire sè stessa ed il proprio futuro.

Macchè, questo non gli va bene. Nè a lei, che sta 'più comoda' a casa sua dove le fanno fare quello che vuole e non vuole. E non va bene neanche ai miei genitori, perchè poverina la priviamo della sua libertà e della possibilità di scegliere. Quando le uniche scelte che ha fatto mia sorella, oltre che sbagliate, hanno solo peggiorato la sua situazione. 

No no, ma lei è normale! 

Cioè, e poi io dovrei comportarmi come un'amica, volerle bene e trattarla da principessa, perchè questo secondo loro vuol dire essere sorelle. No, per me sorelle vuol dire che se mia sorella è in difficoltà io sento il dovere di aiutarla. Di provarci, almeno. O dovrei accettare che sia una persona infelice e schiava dei suoi genitori? 

Io non posso accettarlo. Come non posso essere sua amica finchè non saprà cos'è l'amicizia e cosa vuol dire essere una sorella. Comportarsi da sorella. 

Non mi racconta mai nulla perchè ha una vita vuota, non mi chiama mai perchè potrebbe disturbarmi, non mi chiede mai come sto, non si preoccupa per me, non mi viene a trovare se non le compro un biglietto forzatamente. Insomma, cosa ha di una sorella una persona così?

A me sembra sempre più una consanguigna con cui non ho nulla in comune, se non il cognome. E se questo non le impedisse di realizzarsi ed essere felice me ne fregherebbe anche poco. Ma non è così. E questo mi fa male. 

Specialmente quando mi accordo che sono più ragionevole di quanto non lo siano i miei genitori a 50 e 60 anni.

Ok, scusate lo sfogo, ma ne avevo proprio bisogno.

Mi sento tradita. Dai miei genitori che non mi appoggiano, quando gli ho chiesto soltanto di lasciarmi fare, di lasciarla un pò in pace senza interferire con quello che faccio. E da lei, che l'unica cosa che pensa è fare quello che vuole e cioè cazzeggiare tutto il tempo senza provare nemmeno a realizzare uno dei suoi sogni, se non attraverso un computer dove dietro un nickname inventato pensa di esplorare il mondo.

E in tutto questo, se io mi arrabbio sono la stronza. 

Ok, mi sta bene. Il mio ragazzo è rimasto a parlare con mio padre, con calma, per 3 ore ieri sera al telefono. Gli ha detto tutto quello che c'era da dire su mia sorella, con calma, e mio padre un pò replicando, un pò giustificandosi, un pò facendo il cazzo di filosofo però lo ha ascoltato.

Io gli ho urlato contro, lo so ho sbagliato, e non ha sentito una parola di quello che ho detto. 

Tanto il risultato non cambia. Sentito o non sentito, farà sempre di testa sua. E la testa dei miei genitori non la posso cambiare, ma spero ancora un poco di riuscire a farlo con mia sorella, che è ancora in tempo.

Mi sento un pesce fuor d'acqua con la mia famiglia. Ormai non condividiamo più quasi nulla, abbiamo visioni talmente diverse della vita, che l'unica cosa che ci può legare ancora è l'affetto.

E io in questo momento, lo ammetto, provo soltanto rabbia e delusione.



permalink | inviato da Blue_Eyes il 28/3/2012 alle 14:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sorella o madre? Ultimamente non lo so più...
post pubblicato in diario, il 22 marzo 2012


Caro Diario,

caro ... caro diario. Oggi devo cercare di restare calma. Inspira, espira... inspira, espira... . Ok, posso farcela.

Ancora una volta la causa dei miei mali è LEI, sempre lei.

Mia sorella.

Ormai è un mese e mezzo che è da me, quasi due. E' una persona da rieducare, altrimenti invece di vivere nella società un giorno ne verrà schiacciata. Ma al momento quella schiacciata sono io.

Ha 23 anni ma la mente di una bambina di 10. Fa i capricci, non ascolta, mente... fa incazzare una volta al giorno, tanto che le mie budella ormai l'hanno presa ad allergia.

Ma è quanto mi tocca. CI tocca. Povero il mio ragazzo, è incluso anche lui, visto che in fondo l'idea è stata sua.

Mio padre e mia madre hanno miseramente fallito con lei e ora il ruolo di sorella/madre/educatrice tocca a me. Se non voglio che fra 10 anni mi ritroverò una sorella incapace di sopravvivere ... e di vivere.

Non passa giorno in cui non voglia mollare tutto e rimandarla giù dai miei. Soprattutto quando fa la menefreghista, quando ci prende in giro e fa le cose di nascosto, quando non mette nemmeno un pò di impegno nel fare le cose che a voce (dopo molte discussioni e litigi) dice di approvare.

Se questo è ciò che vuol dire essere madre, beh allora io lo sto sperimentando con lei.

E non è facile. Per niente. Quando uno ormai ha un'età anagrafica avanzata, tutto diventa più difficile. Non è più malleabile, non ascolta più, non obbedisce.

Ma d'altro canto, non sa cavarsela da sola, non sa fare nulla, non sa cosa sia il contatto con gli altri, la socialità, difendersi dai nemici e tenersi buoni gli amici.

Non sa nulla di tutto ciò. Lei vede la sua vita solo attraverso quello stupido computer e quel maledetto peluche che A 23 ANNI ancora si porta in giro dappertutto.

Io continuerò a provarci, con l'aiuto del mio ragazzo, ma se vediamo che proprio non arriviamo da nessuna parte non potrò fare a meno di consultare uno specialista e metterla nelle sue mani.

Spero fino all'ultimo di non dover arrivare a tanto, ma se lei non ci mette nemmeno un pò d'impegno in questo processo di crescita, non andiamo da nessuna parte.

Ok, mi sono sfogata. Stasera dovrebbe richiamarci per chiederci scusa del fatto che ci ha presi in giro e non ci ha detto che usava il computer di nascosto anche se gliel'avevamo vietato.

Ancora una volta, non si rende conto che per lei è una droga e le fa solo del male, e ancora una volta tocca a noi tirarla allontanarla dal baratro.

Che futuro avrà questa ragazza un giorno, mi chedo?

Come farà senza mamma, papà o me? Se la caverà? Riuscirà ad avere una vita 'normale', ad essere magari anche felice?

Mah, ci penso ogni giorno, ma ogni giorno lo vedo un traguardo lontanissimo. E' vero, due mesi non sono abbastanza forse per cambiare vita, ma per mostrare un pò di buona volontà si, ed io non ne ho visto nemmeno l'ombra.





permalink | inviato da Blue_Eyes il 22/3/2012 alle 14:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pinguini
post pubblicato in diario, il 31 gennaio 2012


Fra poco ci saranno i pinguini a Milano dal freddo! E io sono in quello stato in cui mi sento male ma non abbastanza per stare a casa qualche giorno in malattia. Anche solo uno.

Ma qualche decimo di febbre no?

Vorrei non uscire dalle coperte per un giorno intero.

Uffi.

Comunque.

E stasera ho pure la palestra.

Vabbè va, non pensiamoci.

Fra qualche giorno arriva pure mia sorella. E mia mamma piange perchè vede andar via anche la seconda figlia.

Eh, le mamme! Forse quando sarò mamma la capirò.

Ops.. ho detto 'quando' e non 'se'. Mhhh.

Comunque.

Non dovrei gioire per il fatto che mia sorella viene a trovarmi? Mah, diciamo che è il tipo di sorella che quando la chiami, ogni volta, e le chiedi come va e cosa ti racconta risponde: "Bene, nessuna novità".

E la conversazione potrebbe anche finire lì, se fosse per lei.

Miii. Le devo proprio dare una svegliata a 'sta ragazza.

Vabbè.

Dai, cerco di trovare la forza di lavorare ancora qualche ora, nonostante oggi sono un rubinetto che perde... gli occhi mi bruciano e vorrei essere già a casa.

Ciauz, buon freddo a tutti.



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Un compito troppo grande
post pubblicato in diario, il 29 dicembre 2011


Mia sorella mi fa inca**are a volte. Pensa di essere così matura, e invece è una ragazzina infantile e viziata.

Mi spiace dirlo, perchè le voglio un mondo di bene, ma è la realtà.

E' il prodotto del lavoro dei miei genitori. Per carità, brave persone, ma con lei hanno proprio mancato l'obiettivo.

E ora io mi sento responsabile per lei e vorrei aiutarla, anzi vorrei costringerla a farsi aiutare, ma senza il supporto di mamma e papà non ce la farò mai.

E' chiusa, asociale, infantile (va ancora in giro con il peluche e lo ritiene quasi un essere vivente), non ha iniziativa, a stento risponde agli stimoli, è priva di carattere. O lo nasconde.

E non ha mai fatto esperienze degne di questo nome. Insomma, una versione di com'ero io ma peggio.

Solo che io ho voluto cambiare, migliorare. Lei preferisce cullarsi nella bambagia di cui l'hanno circondata i miei genitori senza sapere davvero cosa vuol dire VIVERE.

Provo un profondo dispiacere per lei. Ha molte potenzialità, ma è sprecata. E' semplicemente viziata. Anche se non se ne rende conto.

Devo toglierla dalla sua pseudo vita, dalla protezione dei miei genitori, dalle illusioni che ormai caratterizzano la sua esistenza.

Ma come faccio?

Posso costringerla? Lo farei. A costo di farmi odiare. Un giorno, quando maturerà davvero, capirà. E forse mi ringrazierà, persino.

Ma adesso è dura senza l'appoggio dei miei genitori. Devono buttarla fuori di casa. Quella casa che per lei è una trappola e basta. Che le impedisce di vivere, di relazionarsi, di diventare indipendente e responsabile. Persino utile.

E il compito più duro, già lo so, non sarà tanto convincere lei... quanto farlo capire ai miei genitori.

A parole mi appoggiano, ma nei fatti non mi aiutano.

Non me la sento di abbandonarla a sè stessa. Non me la sento di vivere con il timore che un domani avrò una sorella ormai troppo grande a cui dover badare quando i miei non ci saranno più. Voglio che impari a vivere adesso, che ne ha l'età e il tempo, voglio sapere che è capace di reggersi sulle proprie gambe e chissà, magari, anche di essere felice un giorno.

Voorrei non dovermi preoccupare di lei, vorrei che il mio massimo compito sia volerle bene. Ma so che i nostri genitori confidano che io l'aiuti.

Vorrei avere una sorella 'normale', che mi parla, mi racconta delle cose, mi aiuta perfino. E non solo una persona da aiutare.

Vorrei sapere che sta bene ed è felice, che è riuscita a trovare il suo posto nel mondo. E non che è chiusa in una stanza tutto il giorno a progettare la sua lenta morte quotidiana, credendo che sia quella la sua vita.

Spero di avere la forza di non arrendermi, di saper badare a qualcuno, di aiutare a crescere qualcuno. In fondo, è un pò come essere mamma. Come crescere un figlio.

Solo che io non sono sua madre e questo non dovrebbe essere il mio compito.

Nonostante questo, lei è parte di me come lo sono io di lei, e non la abbandonerò mai.

Costi quel che costi.




permalink | inviato da Blue_Eyes il 29/12/2011 alle 14:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lavoro
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2011


Di questi tempi, chi non ha un lavoro è disperato. E ha ragione.

Ma anche chi ha un lavoro, di questi tempi, può essere disperato. Specialmente quando vuoi lasciare il tuo lavoro per trovare di meglio, ma non lo fai perchè ti devi ritenere già fortunato che tu ce l'hai e molti altri no.

I soldi aiutano a vivere, è vero. Ma non danno sempre la felicità.

Per me, che ho un lavoro, l'effetto peggiore di questa crisi è che pur volendo trovare un lavoro migliore per il mio presente ma anche pensando al mio futuro... purtroppo non ne ho il coraggio.

La crisi, purtroppo, oltre alla disoccupazione provoca anche questa sorta di schiavismo al posto di lavoro che già si ha, che piaccia oppure no.

Mi consolo sperando che dalla crisi, prima o poi, ne usciremo. E potremo ritrovare il gusto del fare progetti, di poter pensare a migliorare la nostra condizione invece di pensare soltanto a come trovare i soldi per pagare il mutuo o le bollette.

Spero solo che quel giorno non arrivi troppo tardi.



permalink | inviato da Blue_Eyes il 19/12/2011 alle 13:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ravvivare una relazione
post pubblicato in diario, il 18 dicembre 2011


Nel 2012 compiremo 7 anni di fidanzamento. Insomma, non sono proprio pochini! Purtroppo siamo arrivati a quel punto in cui, pur continuando ad amarci, la relazione è ad un punto morto.

Sento che vorrei fare di più per lui, ma alla fine vengo inghiottita dalla quotidianità, dai pensieri, dalle cose da fare e lui passa come in secondo piano. Anche se non vorrei.

A voi è capitata una cosa simile? Come avete fatto per ritrovare la fiamma che alimenta la vostra relazione?

Non voglio che la quotidianità uccida il nostro amore! Non voglio che le discussioni segnino il nostro rapporto più delle cose belle che facciamo l'uno per l'altra.

Si, ma appunto: io sto facendo abbastanza??

Gli dimostro il mio amore giorno per giorno? I gesti quotidiani alla fine diventano un pò scontati e non li si nota nemmeno più, ci vorrebbe qualcosa di nuovo, di insolito.

Qualcosa di fantasioso, inaspettato. Un gesto d'amore.

Ci rifletterò su.

Buona notte.




permalink | inviato da Blue_Eyes il 18/12/2011 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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